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Haruki Murakami: ascolta la sublime canzone del vento

Haruki Murakami: ascolta la sublime canzone del vento

C’è sempre un momento in cui una storia va raccontata, ho insistito. Altrimenti per tutta la vita si resta prigionieri di un segreto.

Haruki Murakami

Quando si pensa agli scritti di Haruki Murakami, vengono in mente le splendide metropoli illuminate a neon nella notte, situazioni quotidiane e ambigue come figure riflesse in maniera incerta su uno specchio d’acqua, fenomeni soprannaturali inspiegabili e una sorta di certa rassegnazione nei confronti della vita tipica di chi ha compreso che, per quanto ci si sforzi, l’enigma vivo dietro la realtà non verrà spiegato da un mal di testa di più. Ciò che molti non sanno è che questo autore a quasi 30 anni non aveva mai scritto neanche una sola riga di quelli che sarebbero poi diventati i suoi maggiori capolavori.

Haruki Murakami nasce nel 1949 a Kyoto, in Giappone. Haruki è figlio di insegnanti e fa parte di quella prima generazione di bambini nati nel boom economico seguente alla seconda guerra mondiale. L’epoca in cui il giovane Haruki è cresciuto era ben lungi dall’essere un idillio di pace e armonia: in un Giappone pronto a riprendersi ma ancora spezzato dai bombardamenti degli Alleati, all’alba di un mondo che insorgeva minacciando di cancellare le gloriose tradizioni nipponiche – questi sono gli anni di Mishima – , Murakami con tanti altri ragazzi fa parte di quella generazione a cui è toccato di testimoniare in prima persona la morte di un’epoca e l’inizio di un’altra, affascinante, ma misteriosa e ancora sconosciuta.

Questo giovane giapponese di umili origini, un ragazzo come tanti altri, è oggi uno scrittore di fama globale, tra i più letti e apprezzati al mondo. Ma quanto è vero oggi non lo era nel 1979, al tempo in cui un giovane Murakami si apprestava a scrivere il suo primo romanzo: Ascolta la canzone del vento. Il titolo dell’opera è esso stesso profetico. Con queste parole il giovane scrittore sembra rivolgere un appello a se stesso, affinché egli si renda in grado di intraprendere quel percorso interiore intravisto, ma ancora soltanto abbozzato: quello della scrittura e dello scrittore.

Haruki Murakami Vento Flipper

Questo primo romanzo di Murakami è fortemente autobiografico, essendo nient’altro che il racconto delle proprie prime esperienze di scrittura, nonché del lungo e articolato percorso che vi ha condotto. I primi passi dell’autore di Flipper, After Dark, Nel segno della pecora, Norvegian Wood, Kafka sulla spiaggia e molti altri splendidi romanzi sono infatti stati ardui e incerti come quelli di qualsiasi altro narratore esordiente.

I primi passi di Murakami: a volte scrittori non si nasce, si diventa

Se anche una concezione fortemente romantica della scrittura potrebbe portare a pensare che “scrittori si nasce”, questo non è stato affatto vero per moltissimi autori che oggi fanno parte del pantheon della letteratura contemporanea. In Ascolta la canzone del vento, Murakami racconta di se stesso in questi termini, con il misto di ironia e sarcasmo che ne contraddistingue lo stile:

Non esiste una scrittura perfetta, così come non esiste una perfetta disperazione. Uno scrittore che mi è capitato di conoscere quando frequentavo l’università me lo ha raccontato.

[…] il pensiero di mettermi effettivamente a scrivere qualcosa mi ha sempre riempito di un senso d’angoscia, perché le cose di cui avrei saputo effettivamente scrivere erano molto limitate. Ad esempio, se avessi voluto scrivere sugli elefanti, non avrei saputo che parole utilizzare. Così stavano le cose.

Ho combattuto con questo dilemma per otto anni. Otto anni sono un periodo molto lungo”

Gli otto anni di disperazione di Murakami assumono un valore quasi mistico, universale – come i Sette Giorni della Creazione- quando si confronta l’esperienza di vita personale di questo autore con l’esperienza che moltissimi giovani esordienti hanno dei loro primi passi nel mondo della scrittura.

Haruki Murakami Il mestiere dello scrittore

Il percorso magico e inaspettato di Haruki Murakami

Eccelso narratore del quotidiano, del fascino misterioso della metropoli notturna e dei seducenti neon di Tokyo, la vita di Murakami è stata tutt’altro che all’insegna della banalità. Vivere da giovane solitario e silenzioso le proteste giovanili del ‘68, che andavano scuotendo il Giappone come ogni altra parte del mondo; fallire l’esame di ammissione all’Università e farsi espellere dal proprio dormitorio dopo esservi finalmente stato accettato non sono esperienze poi così scontate, per qualcuno in procinto di diventare uno dei più grandi scrittori dell’età contemporanea. Talvolta, si dice a ragione, il proprio destino fa un giro molto tortuoso per raggiungerci.

La grande passione di Murakami per la letteratura e la musica non si concretizzeranno mai in un percorso di studi eccellente. Il giovane Haruki frequenta poche lezioni e male. Si fa spesso riprendere per i ritardi e le conseguenze pubbliche delle proprie sbornie; egli resta una figura isolata in un mondo che andava rapidamente assumendo i tratti dell’idolatria mediatica per il nuovo ed il progresso liberista, una concezione del mondo che Murakami non condividerà nemmeno nel momento più bollente degli anni ‘60.

E’ con noi stessi la partita: è questo il messaggio di Murakami, il valore di insegnamento che è possibile trarre dal racconto della sua esperienza diretta.

Talvolta, la risposta al dramma silenzioso della propria maturazione giunge tardi, molto più tardi di quanto non ci si aspetti. Murakami a 29 anni non aveva mai scritto nemmeno una sola riga. Egli continua il suo racconto così:

Dal momento in cui ho compiuto 20 anni, ho cercato di vivere la mia vita in questo modo. Grazie a ciò ho ricevuto duri colpi dagli altri, sono stato ingannato, incompreso, e ho vissuto molte strane avventure. Ho incontrato molte persone che mi hanno raccontato le loro storie, e le loro parole mi attraversarono la testa come un ponte, per poi scomparire e non tornare più. Durante quel periodo tenevo la bocca chiusa e a nessuno dicevo nulla. Così sono arrivato al termine dei miei vent’anni.”

L’intreccio tra vita mondana e Scrittura Autoriale

La Trilogia del Sorcio è il nome con cui si riconoscono i primi tre romanzi di Murakami: Ascolta la canzone del vento (1979), Flipper (1980) e Nel segno della pecora (1982). Questi romanzi sono in un certo senso una propria autobiografia mistica: per vie traverse e con il tocco di soprannaturale che contraddistingue i suoi personaggi, le figure che appaiono e scompaiono da queste prime opere sono riflessi di esperienze vissute sulla propria pelle, e di paure che per mesi e anni hanno trovato ospitalità nello spirito del giovane scrittore esordiente.

Al tempo il giovane Haruki era ancora molto lontano dal riconoscersi come scrittore professionista. Egli gestiva anzi con sua moglie un umile jazz-bar in centro a Tokyo, il “Peter The Cat”. La sua attività era tutt’altro che creativa. Tuttavia tutte le storie e le avventure capitategli nel corso del suo decennio di muto cordoglio avrebbero poi fornito la base al Murakami adulto per portare avanti il suo stile di narrazione unico ed originale.

Sposatosi nel ‘71 con la propria vecchia amica Yoko, gli anni del “Peter The Cat” costituiscono per Murakami un vero e proprio apprendistato naturale. La propria passione per la musica (particolarmente blues e jazz), il mistero dell’incontro con estranei che notte e giorno venivano a frequentare il proprio locale, le atmosfere della città notturna saranno tutte impressioni che il giovane scrittore porterà con sé una volta oltrepassata la porta della propria maturazione artistica.

La figura del Sorcio, il miglior amico del protagonista nella Trilogia che da lui prende il nome, i suoi discorsi sconsolati piegato sul bancone del bar, a parlare della vita, dei propri successi, dei propri fallimenti, non è che una rielaborazione a posteriori di situazioni di vita reali, vissute ed esperite in prima persona in quella fase della propria esistenza che proprio perché tenera e immatura, è anche fragile e pronta ad assorbire le impressioni del mondo.

Nel caso di Murakami si potrebbe quasi dire che la vocazione letteraria si è fatta viva ai suoi occhi nascondendoglisi per lungo tempo.

Quello che intendiamo dire è che per Murakami gli studi e le esperienze che avrebbero poi condotto l’autore a diventare un profeta del mondo della metropoli notturna non sono stati studi letterari, ma umani. Come per il giovane Boccaccio nella Napoli francese del XIV secolo, anche per Murakami sarà l’incontro con altri esseri umani il motivo determinante dell’accendersi della propria scintilla letteraria.

Talvolta i sentieri si incrociano in maniera assurda e inaspettata.

Ciò che un giorno sembra distante, domani, sotto la giusta luce, apparirà come un momento sensato se non addirittura necessario di un percorso che, per essere originale e vero, non poteva svolgersi in alcun altro modo rispetto a come si è svolto.

La Vocazione alla Scrittura segue i tempi dell’Anima

Fino ai 29 anni Murakami non aveva avuto che un sentore vago, persino angoscioso della propria vocazione letteraria. Ben lungi dall’essere un percorso gioioso, il peso della possibilità di intraprendere questo cammino gli pesava sulle spalle come il macigno di Sisifo. L’illuminazione e la scelta di aderire alla propria Vocazione gli sarebbe giunta in maniera del tutto inaspettata nel corso non di una profonda sessione di studio, ma di una partita di baseball.

Il destino raggiunge Murakami nel 1974 mentre egli è disteso nell’erba a veder giocare la propria squadra preferita. Un giocatore capace di far schizzare la palla alto, alto al di là dei confini dello stadio accende nell’animo di Murakami una fiamma che da tempo non aspettava altro che quella scintilla.

Non si sarebbe mai più spenta. “Sì, diventerò uno scrittore!”.

Il Peter The Cat chiude nel 1981. Nel corso dei suoi anni da barman, Murakami ha acquisito un tesoro di esperienze sufficiente ad alimentare la propria creatività per gli anni a venire. Nel frattempo, la sua fama letteraria si espande ed egli inizia ad essere in grado di poter vivere grazie ai proventi della propria scrittura.

Haruki Murakami Norwegian wood. Tokyo blues

Il 1986 è l’anno della propria consacrazione. Con la pubblicazione di Norvegian Wood il destino di Murakami come scrittore d’oro è ufficialmente confermato: nel periodo immediatamente seguente alla pubblicazione, il libro vende più di due milioni di copie diventando un vero e proprio caso letterario. Quello che è infatti considerato il più intimo tra i romanzi di Murakami diventa anche l’emblema di una ricerca che si rinnova costantemente pur senza tradirsi.

La storia di uno studente troppo serio, Toru, e della sua amica Naoko, una storia d’amore su cui grava l’ombra del suicidio e la minaccia della depressione, diventa una meditazione sulla propria stessa vita di adulto. Di nuovo fatti di vita reale vengono mediati e trasfigurati in un romanzo, in un processo nel quale esperienza e fantasia si rispecchiano a vicenda in un gioco infinito di rimandi. In confronto a queste opere successive, Ascolta la canzone del vento è tutto sommato ancora un romanzo acerbo, immaturo. Esso sarà soltanto il primo di una lunghissima serie, all’interno di un percorso che porterà Murakami a diventare protagonista nel panorama della letteratura contemporanea.

La Scrittura chiama ad Ascoltare la canzone del vento

Gli anni ‘80 saranno per Murakami anni di trasferimenti frequenti e di successi letterari. Prima professore associato a Princeton, egli insegnerà poi anche presso l’Università W.H.Taft, negli Stati Uniti. Oramai Murakami è uno scrittore affermato. I suoi trasferimenti lo porteranno anche in Italia, dove nei pressi di Roma scriverà Dance, dance, dance (1988) il prosieguo spirituale di Nel segno della pecora.

Haruki Murakami Dance dance dance

Tuttora egli vive tra Giappone, Stati Uniti e Italia, terre le quali per motivi diversi gli hanno tutte dato molto e dalle cui atmosfere ha tratto gli elementi fondamentali per la costruzione della propria narratologia e dei propri romanzi.

Ciò che appare inizialmente soltanto come una certa, indefinibile paura, il timore di approcciarsi ad un’attività che affascina e respinge al contempo, si rivela dopo un certo periodo di ascolto come un sentiero, l’unico in grado di dare veramente ad un uomo la profonda soddisfazione dell’essere percorso. Laddove la tentazione di aprire un attività e perdersi nel lavoro può essere forte, vi sono chiamate alle quali soltanto il coraggio di essere se stessi può dare risposta adeguata.

Quello di “ascoltare la canzone del vento” – la propria – è un invito che Murakami non rivolge soltanto a se stesso, ma a qualunque scrittore esordiente senta di avere dentro la spinta necessaria all’osare qualcosa di più di quello che gli offrirebbe un normale percorso nella società del tempo. Quella trazione ci affascina, ci attira, eppure soltanto con difficoltà la riconosciamo e riusciamo a darle una forma adeguata nella nostra vita quotidiana.

Nella paura, oltre la paura, l’uomo è in grado di raggiungere e dare forma a se stesso. Ma ciò può accadere soltanto a patto che si riesca a trovare nel proprio spazio interiore la tranquillità necessaria a dare ascolto a ciò che ci chiama dall’interno. In questo senso, la metropoli e la notte di cui Murakami era così innamorato, e di cui nei suoi romanzi ci fa innamorare, diventano simboli potenti del caos ma anche delle potenzialità che un’Anima sente di aver al proprio interno, senza riuscire inizialmente a darvi forma.

La difficoltà di trovare il proprio posto all’interno del “mondo nuovo” alla cui nascita stava assistendo la generazione di Murakami diventa di conseguenza la difficoltà di trovare un proprio posto interiore, non soltanto all’interno della società ma, in primis, all’interno di se stessi.

Come accade frequentemente in Murakami, memoria e presente, spirituale e mondano si intrecciano a raccontare in maniera vivida il quadro dell’esperienza di perdita e ricerca di se stesso, alla quale ogni uomo nel corso della propria vita è soggetto. Le insegne al neon, le voci squillanti dei passanti che si incrociano per strada solo per poi svanire dietro al prossimo vicolo diventano allora richiami mistici ed inviti ad imboccare delle porte spirituali, una delle quali dovrà condurre infine alla scoperta del più vero se stesso.

Il che può accadere, perché no, anche soltanto mentre si guarda una partita di baseball. Come per Murakami.

Riferimenti bibliografici

Haruki Murakami, Ascolta la canzone del vento. Einaudi, Torino, 1979.

-, Nel segno della pecora, Longanesi, Milano, 1982.

-, Norwegian Wood, Feltrinelli, Milano, 1987.

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