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Hans-Georg Gadamer e l’ermeneutica come cura

Hans-Georg Gadamer e l’ermeneutica come cura

Il dialogo che noi siamo è un dialogo senza fine. Nessuna parola è l’ultima, come non c’è una prima parola.

— H.G. Gadamer, Hermeneutik im Rückblick, 1995

Hans-Georg Gadamer (1900-2002) è stato un importante filosofo tedesco nell’ambito dell’ermeneutica filosofica. Noto in particolare per la sua opera Verità e metodo, Gadamer ha operato un importante ampliamento della nozione ermeneutica di comprensione (verstehen) estendendola dall’atto prettamente intellettuale – ad esempio la comprensione di un testo – ad un processo esistenziale riguardante la totalità degli aspetti dell’umano – dall’etica all’estetica. Porre al centro del proprio pensiero la comprensione significa, non solo sottolineare l’essenziale carattere linguistico del mondo, ma anche e soprattutto affermare la centralità del dialogo all’interno della cultura umana e, di conseguenza, portare avanti un’etica che si fondi sulla cura e sulla costante attenzione nei confronti dell’altro.

Hans Georg Gadamer Verita e metodo

Non a caso, il riferimento in questo senso è proprio la tradizione socratica e l’idea greca della paideia, dell’educazione dell’anima mediante il dialogo. Al paradigma moderno, che ha posto al centro della comprensione la ragione e ha concepito la conoscenza come appropriazione da parte del soggetto conoscente di un reale oggettivo e dominabile, Gadamer oppone una diversa concezione della verità che passi per tipi di esperienza extra-metodiche – ad esempio l’esperienza estetica – al di fuori della rigidità del metodo visto come unica forma di conoscenza.

In questo senso, Gadamer mette in evidenza che la comprensione sia anzitutto un fatto dialogico. Se il pensiero si sviluppa mediante linguaggio, allora il dialogo autentico consentirà di superare la rigidità del pensiero dogmatico per dar spazio a diverse forme di conoscenza e di etica. La filosofia si fa etica della cura proprio perché aiuta l’essere umano a confrontarsi con la storicità della propria esistenza, riconoscendo i limiti del proprio orizzonte storico e culturale – per mezzo dello sguardo ermeneutico -, e aprendosi a nuove prospettive.

L’etica gadameriana ha al suo centro il concetto di phronesis, ossia la saggezza pratica aristotelica. Se la techne – la conoscenza tecnica – mira a produrre oggetti, la phronesis è invece un tipo di conoscenza teso ad orientare l’azione umana nelle diverse situazioni concrete sulla basa di un sapere sempre situato, frutto del dialogo e dell’esperienza. Sottolineare il carattere storico e situato di questa forma di conoscenza permette di mettere in luce come la comprensione non possa essere un mero esercizio teorico, ma una forma di sapere che coinvolge l’essere umano nella sua totalità e nel suo essere contingente.

Hans Georg Gadamer Ermeneutica etica filosofia della storia

La saggezza pratica è allora quella che permette di prendere decisioni etiche e di muoversi nel mondo, confrontarsi con gli altri, essere responsabili. Gadamer vede nella sua epoca il dominio del sapere tecnico e specialistico, della conoscenza intesa come netta contrapposizione tra soggetto e oggetto, di un sapere che si pone come dominio; a queste pericolose tendenze, egli non oppone solo la reintegrazione di quelle forme di conoscenza che sono rimaste marginali dal dominio del metodo scientifico, quale appunto l’arte, ma anche un ritorno alla phronesis come sapere aderente al mondo e alla vita dell’uomo.

La filosofia deve dunque essere una forma di cura. Di conseguenza, l’ermeneutica – l’arte dell’interpretazione – dovrà essere lo strumento attraverso cui questa cura si esercita. Secondo Gadamer, la comprensione implica l’instaurazione di un approccio dialogico con la tradizione, con l’altro del passato. Tuttavia, questo dialogo non è si presenta nella forma di un soggetto che indaga in modo neutrale un oggetto altrettanto imparziale, ma l’esperienza dialogica ed ermeneutica è un’esperienza sempre situata all’interno della quale i soggetti in dialogo non possono mai prescindere dal loro orizzonte storico di appartenenza.

Luigina Mortari Filosofia della cura

Inoltre, questa esperienza, la vera esperienza, – e qui l’elemento veritativo dell’esperienza estetica ed extra-metodica – è sempre esperienza vera, ossia qualcosa che modifica che vi prende parte. Interpretare non significa allora giungere ad un significato oggettivo ed esterno, ma essere coinvolto in un processo dialogico che modifica che vi partecipa e che mette in relazione due orizzonti: il proprio e quello dell’altro – l’altro della tradizione, del testo, dell’altro soggetto e così via. Questo incontro viene chiamato da Gadamer “fusione di orizzonti” (Horizontverschmelzung).

La concezione delle verità come esperienza costituisce un altro dei nuclei fondamentali del pensiero di Gadamer. La verità non deve essere intesa come un oggetto di cui il soggetto deve appropriarsi, di cui può essere padrone scoprendone ogni suo aspetto; il vero sta, invece, nell’evento che accade nell’incontro con l’altro, che sia l’altra persona e l’altro del testo.

Questo incontro è sempre caratterizzato da un tratto di apertura: la verità si dà quando ci poniamo nella disposizione di messa in discussione delle nostre certezze, nell’apertura al subentrare di nuove prospettive. La verità, come una chiamata, ci raggiunge, ci interpella e ci trasforma. Così avviene, ad esempio, nell’esperienza estetica che, come aveva sottolineato anche Heidegger, maestro di Gadamer, consiste in una rivelazione del vero che ci interpella e ci coinvolge. Non si tratta di una verità oggettiva e pienamente dominabile, ma di qualcosa che ci attraversa come rivelazione.

Hans Georg Gadamer Che cose la verita. I compiti di unermeneutica filosofica

Questa concezione della verità porta con sé una radicale modificazione della conoscenza: se la verità non è un possesso, ma un’esperienza, allora il sapere deve essere un processo di trasformazione continua e dialogica. A questi aspetti è legata l’attenzione di Gadamer per l’imprescindibilità della condizione storica in cui sempre ci si trova: non esiste una condizione di autotrasparenza e piena coscienza della propria condizione, ma è necessario essere sempre coscienti della propria condizione storica e del fatto che essa sia il frutto di una storia degli effetti (Wirkungsgeschichte) che le epoche e le opere precedenti producono fino a costituire la condizione da cui si guarda al passato stesso e al presente.

L’idea della filosofia come cura, il recupero della phronesis aristotelica e la concezione dell’ermeneutica anzitutto come pratica trasformativa comportano un radicale ripensamento del modo di conoscere l’altro e il reale in senso non appropriativo, ma dialogico e consapevole dell’inevitabile storicità dell’esistenza umana. Il pensiero di Gadamer rappresenta allora un invito a riscoprire il valore del dialogo, della comprensione, della ricerca di senso. La filosofia, lungi dall’essere un mero esercizio astratto, si rivela così una forma di cura e di attenzione all’altro e all’esistenza nel loro fluire storico.

Riferimenti bibliografici

Hans-Georg Gadamer, Verità e metodo, a cura di Gianni Vattimo, Bompiani, Milano, 2000.
–, Ermeneutica, etica, filosofia della storia, Mimesis, Milano, 2019.
Jean Grondin, Gadamer. Una biografia, Bompiani, Milano, 2004.
Gianni Vattimo, Oltre l’interpretazione. Il significato dell’ermeneutica per la filosofia, Laterza, Roma-Bari, 2002.

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