La nostra fame di storie rilette il bisogno umano di afferrare i significati dell’esistenza.
Robert McKee
Raccontare storie è quanto di più umano e ancestrale ci sia. Ma qual è il modo migliore per farlo? Da questi presupposti, il saggio Story.Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie di Robert McKee parte per analizzare da vicino tutte le sfaccettature dell’Arte alchemica dello Storytelling.
Robert McKee (1941, Detroit, Michigan) scrittore e formatore statunitense, laureatosi alla Scuola di Cinema dell’Università del Michigan, è considerato uno dei maggiori influencer nell’industria cinematografica nonché uno dei principali esperti e mentori a livello mondiale di scrittura creativa, sceneggiatura e drammaturgia.
Dopo aver vinto diversi premi come autore televisivo e cinematografico, McKee avvia un’intensa attività di seminari, scrivendo manuali grazie all’appoggio della University of Southern California. Tra i suoi ex studenti vanta Andrew Stanton, Peter Jackson, e William Goldman. Negli ultimi anni, si è interessato alle applicazioni commerciali dello storytelling, arrivando a collaborare con grandi corporazioni come Microsoft.
È stato inserito nel prestigioso programma Fulbright (fucina di premi Nobel) e come ricercatore, nel 1983, ha iniziato a tenere i suo Story Seminar in giro per il mondo e le sue classi fanno costantemente il tutto esaurito a Los Angeles, a New York, a Singapore, a Londra, a Parigi e a Roma.
Robert McKee e il potere della narrazione autoriale
L’arte dello Storytelling (e della sceneggiatura) è una necessità fondamentale per sviluppare una storia interessante, efficace e memorabile, nonché creare un prodotto di successo. In poche parole, scrivere una sceneggiatura significa pianificare a monte come la tua storia sarà raccontata, seguendo un preciso processo di creazione e sviluppo del percorso narrativo.
È qui che il manuale Story di Robert McKee, punto di riferimento per i professionisti dello spettacolo e dell’industria creativa e cinematografica, può aiutare. Il manuale offre informazioni e regole dettagliate, strumenti e esempi pratici, tecniche collaudate, schemi e diagrammi, sequenze e strategie consolidate su come creare un percorso narrativo che susciti l’interesse del lettore, catturi i sentimenti ed evochi ricordi indelebili. La guida di McKee, inoltre, è ricca di spunti, non solo riguardanti la scrittura creativa e l’arte dello Storytelling, ma anche sulla vita e la condizione umana.
Creazione e sviluppo del percorso Narrativo
Il testo si presenta come un primo approccio alla storia e alle tecniche dello storytelling. Fondamentale per chiunque si affacci da neofita a questo settore. In concreto il manuale Story si concentra principalmente su quattro aspetti della narrazione che analizzeremo in estrema sintesi: Struttura, Trama, Conflitto e Personaggio.
La Struttura è l’intreccio di eventi, strategicamente concatenati, che permette al narratore di far trasparire la sua particolare visione delle cose.
“La struttura rivela la cosmologia personale dello scrittore, la profonda comprensione di come e perché succedono cose in questo mondo […] Una mappa per esplorare l’ordine nascosto dell’esistenza”.
La Trama è il nucleo della narrazione. Qui troviamo: le scene, il vero corpo del racconto, i personaggi, le emozioni e i conflitti. Tutti strumenti drammatici per creare un ponte con lo spettatore. Ogni scena può essere caricata positivamente o negativamente, e deve differire dalla precedente pur mantenendo un ritmo coerente.
Il Conflitto è ciò che spinge avanti l’azione. McKee paragona la storia a un’orchestra e il conflitto al suono stesso. Senza conflitto, la storia non esisterebbe. L’autore individua inoltre tre tipi di conflitto: Interiore, Personale e Interpersonale.
Ma è il Personaggio, secondo McKee, ciò che fa la differenza fra una storia che lascia il segno e una che è destinata all’oblio. La difficolta sta nel racchiudere le infinite possibilità d’azione di un personaggio, di cui sappiamo ogni cosa, in poche pagine. “Un maestro”, dice McKee, “è colui che ci racconta un’intera esistenza selezionandone solo alcuni elementi”.
Le storie come attività introspettiva
Chiunque si sia mai cimentato in un testo narrativo si sarà accorto che scrivere costringe a confrontarsi con sé stessi, con i propri valori, i propri obiettivi e la propria concezione del mondo. L’atto stesso di raccontare, apre una finestra sull’interiorità e sulla rappresentazione che ognuno di noi fa di ciò che accade intorno a sé.
Ma “Perché tanta parte della nostra vita viene trascorsa all’interno di storie?”, si chiede McKee. La risposta è il bisogno umano, innato, di dare una coerenza lineare alla propria vita. “Noi combattiamo per adattare i nostri mezzi ai nostri sogni”, dice, “trascinati attraverso il tempo su uno shuttle pieno di rischi”.
I rischi, in una buona narrazione, sono rappresentati dalla trama, o meglio, dalla struttura della trama. Come nella vita reale, sono le situazioni a metterci alla prova per saggiare le nostre capacità di adattamento e risposta. In buona misura, la riuscita o il fallimento di ogni impresa dipenderanno da noi.
Ma se “nella vita le esperienze diventano significative con il tempo, dopo che ci abbiamo riflettuto. Nell’arte sono significative ora, nel momento in cui accadono”. Pensate alla differenza tra il vedere un cadavere sul ciglio della strada e assistere ad un omicidio in un’opera teatrale o al cinema. Si tratta di due esperienze ben diverse. Ma se potreste in qualche modo arrivare a dimenticarvi il giorno in cui avete visto un cadavere in strada, la morte di Amleto resterà dentro di voi per sempre. Questo perché, “quando un evento acquista una carica emotiva, diventa esponenzialmente più potente, profondo e memorabile”. Questo vale tanto per noi, quanto per i personaggi di una storia.
Al cuore di ogni storia, infatti, c’è sempre il personaggio, incarnazione dei valori e fautore di un destino che, in un modo o nell’altro, sentiamo affine al nostro. Ma quali sono le caratteristiche che rendono tale un protagonista?
Sin dai tempi di Aristotele questa domanda ha diviso i narratori di ogni parte del globo. La caratterizzazione, sarebbe la somma delle qualità e dei difetti osservabili in un essere umano, tutto ciò che possiamo ricondurvi tramite l’osservazione e l’ascolto. L’età, l’altezza, il sesso, il tono di voce, la personalità, i traumi e ogni altro dato che potremmo apprendere passando del tempo con qualcuno. È fattuale come l’insieme di questi tratti delinei ogni persona come unica e inimitabile.
La caratterizzazione, però, non è il personaggio. McKee infatti ci dice che: “Il vero personaggio si rivela attraverso le scelte che un essere umano compie sotto pressione: maggiore è la pressione, maggiore sarà la rivelazione e maggiore la fedeltà delle scelte alla vera natura del personaggio”.
Queste parole non vi ricordano qualcosa? Non è lo stesso per voi o per le persone che vi circondano? Ciò che lo scrittore statunitense ci sta dicendo è che sono le nostre scelte, specialmente quelle fatte nei momenti più critici della nostra esistenza, a dirci chi siamo veramente. Cosa si cela nelle profondità dell’animo umano? Forza o debolezza, sincerità o codardia, generosità o egoismo?
L’unico modo per sapere la risposta è “osservare la persona mentre sceglie […] per soddisfare un proprio desiderio interiore”. E non dovrebbe stupire il fatto che, in ogni buona narrazione, la rivelazione dell’interiorità del protagonista contraddica la caratterizzazione. “La vita ci insegna questo grande principio”, afferma con convinzione McKee, “ciò che sembra non è ciò che è”.
Riferimenti bibliografici
R. McKee, Story. Contenuti, struttura, stile, principi per la sceneggiatura e per l’arte di scrivere storie, Omero editore, Roma, 2010.
-, Dialoghi. L’arte di far parlare i personaggi nei film, in TV, nei romanzi, a teatro, Omero editore, Roma, 2017.



